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Natale con Victoria & Albert


«Natale non sembrerà Natale senza regali!» brontolò Jo, sdraiata sul tappeto davanti al caminetto.”
Piccole Donne di Louisa May Alcott (1868)

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Scena tratta dal film “Piccole Donne” di Gillian Armstrong (1994)

Uno dei momenti più magici dell’anno si avvicina, o almeno così ci viene descritto.
Ormai con la nostra vita frenetica e piena di scadenze non riusciamo mai a concentrarci su quello che una volta chiamavano “Lo spirito del Natale”.
Vorrei raccontarvelo iniziando a buttare in un grande calderone bollente una manciata di addobbi, qualche cucchiaio di neve, dei vecchi racconti, un pugno di spezie e un pizzico di storia.
Prima del 1840, il Natale era un giorno qualunque. Ebbene si, non era una festività sentita e la gente lavorava come in una giornata qualsiasi. Non c’erano decorazioni per le strade e nemmeno nelle case, con cenoni caldi sulle tavole.
Allora da dove nasce tutto questo?
I protagonisti principali, che misero le basi per questa festa nel 19° secolo, sono la grande Regina Vittoria e il suo consorte Albert.
La coppia, come si sa, era molto affiatata e innamorata; il principe Albert portò con se una ventata di cambiamenti e usanze dalla Germania, sua terra natia, con l’approvazione e l’entusiasmo della moglie che lo appoggiava quasi sempre. Una di queste tradizioni era proprio la celebrazione del Natale con addobbi, regali e cartoline d’auguri che gli ricordavano la sua infanzia.
Prima fu la rivista “Illustrated London News” (nel 1848) e poi, di rimbalzo, l’americano “Godey’s Lady’s Book” (nel 1850) a pubblicare una litografia della famiglia reale disposta a cerchio intorno ad un’abete luminoso. E come si sa, ogni sovrano, volente o nolente, detta moda.

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La famiglia reale raffigurata nella litografia del 1848.

Dalla fine degli anni ’40 dell’Ottocento in tutto il Regno Unito, per poi spingersi anche oltre oceano, il Natale come lo conosciamo oggi esplose in ogni casa.
Il famoso “Albero di Natale” ha origini antichissime, ma di quello che noi oggi conosciamo si hanno notizie tra il 1400 e il 1500 in Germania. Già allora, nelle piazze, venivano issati grandi sempreverdi adornati di mele, fiori di carta e noci.
Ma questa usanza non fu sempre ben vista dalla Chiesa, per colpa delle sue antiche origini pagane; infatti come dicevo, tornò alla ribalta e fu sdoganata grazie al Principe Albert e anche grazie alla Principessa Elena di Meckelenburg, sposa del duca d’Orlèans, che nello stesso anno fece decorare nella sua dimora un grande albero con candele e oggetti preziosi: questo creò un grande scandalo in Francia.
Pochi giorni prima dell’avvento, l’abete veniva tagliato dai boschi e portato in casa senza essere mostrato ai bambini, addobbato e, solo la sera della Vigilia, le porte si spalancavano per mostrare lo sfavillante protagonista di questa festa.
Le decorazioni più in voga tra i “vittoriani” erano svariate e divise anche – come ogni cosa all’epoca – per ceto sociale. I ricchi potevano darsi al grande sfarzo con addobbi costosi tipici dei paesi germanici (come i Sebzin e i Dresdner ornaments). Tra i rami spiccavano pizzi e merletti, figurine di piombo a forma di oggetti moderni come locomotive o più patriottici come i soldatini o le bandiere, palloncini di vetro soffiato e decorazioni a forma di piccole capanne con dei veri e propri paesaggi tridimensionali al loro interno.
I meno abbienti, invece, si arrangiavano con quello che potevano: chi era un po’ più fortunato da possedere una casa e un albero, lo decorava con festoni di carta, piccole cornucopie di cartapesta che contenevano doni mangerecci, bucce essiccate di arancia e chiodi di garofano attaccati ad un filo.
Per creare la giusta atmosfera, appena calava la sera, si usavano le candele (le quali erano molto costose) attaccate sulle punte dei rami tramite della cera colata: questo rendeva la Vigilia di Natale un momento sia di gioia che di rischio, infatti molti alberi e case finirono drammaticamente in fiamme.
Con la scoperta dell’elettricità, nel 1880, Edward H. Johnson (socio di Thomas Edison) creò il primo albero di Natale con luci incorporate.

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Immagine che raffigura la famiglia che nasconde la vista dell’albero addobbato ai bambini.

Un’altra piccola curiosità erano gli alberi finti: già allora erano in vendita, ma erano molto piccoli e spogli poiché fatti di piume d’oca, colorate di verde e composti da una decina di rami.
Ma torniamo alla famiglia reale e alla loro prima festa di Natale nel castello di Windsor.
Il Principe Albert, in una lettera al padre datata 1841, scrisse di quanto fosse felice di trascorrere questa festività con i suoi due figli e la moglie, e di quanto rimasero deliziati dai doni e dalle decorazioni in stile tedesco di cui andava fiero. Quello stesso giorno, la regina Victoria scrisse nel suo diario personale quanta gioia provasse nell’osservare i suoi figli meravigliati intenti a guardare le decorazioni.

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Code per lo shopping natalizio – foto tardo ‘800

Ma sotto ogni albero di Natale che si rispetti, giacevano i pacchetti regalo.
Tra novembre e dicembre, già all’epoca, si apriva la caccia al regalo perfetto; a Londra si formavano gigantesche file nei negozi più in voga, ma i regali più gettonati erano ancora quelli fatti a mano che potevano sempre trasmettere un vero valore affettivo oltre che rivelarsi utili nella vita quotidiana.
Sferruzzare calzini, maglioni, guanti, mantelle, berrette, ricamare bretelle, borselli o abiti erano alcuni degli hobby per far passare il tempo e, in questo periodo dell’anno (ma non solo), diventavano anche validi regali per i propri cari.
Gli acquisti si basavano sempre in base al proprio portafoglio, perciò le visite di Babbo Natale non erano dello stesso livello in ogni casa: se i figli di un ricco scartavano pacchi contenenti una bambola di porcellana, un cavallo a dondolo, una casa per le bambole finemente arredata, soldatini in piombo, biglie di vetro colorato, carrozzine di legno intarsiato e trenini sulle rotaie, ai figli di un povero operaio poteva arrivare una bambola di pezza, una corda per saltare, giochi fatti in legno – come piccole trottole – o un cerchio da spingere con il bastone.

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La notte di Natale – Illustrazione di Tasha Tudor

Ogni fanciullo, però, a prescindere dalla proprie tasche, era sempre innocentemente meravigliato alla vista del passaggio di Babbo Natale che lasciava un albero decorato e tanti doni.
Nell’epoca vittoriana non c’era un giorno o orario preciso per scartare i regali, infatti poteva essere sia la Vigilia che il giorno del Santo Natale. I parenti arrivavano dai paesi più lontani, con treni o carrozze, per ricongiungersi e festeggiare con maestosi pranzi e cene a galoppo tra il 24 e il 25 dicembre.

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Una festosa Vigilia di Natale – Illustrazione di Roberto Innocenti

Chi non poteva recarsi nelle case dei parenti che davano la festa, mandavano i propri auguri tramite le famose “Christmas Card”, ovvero i biglietti natalizi con graziosi dipinti tematici in copertina. I postini non riposavano mai in questi giorni di festa, infatti le cassette postali erano sempre colme di cartoline e lettere.
Il tacchino ripieno era il signore della tavola: veniva preparato direttamente in casa o comprato nelle rosticcerie più vicine, dove non mancava mai in bella vista nelle vetrine.
Tra le strade giravano gruppi di persone con lanterne e spartiti per intonare i famosi “Christmas Carol” (canti di Natale); alcuni di loro erano persone bisognose o senza tetto che bussavano di casa in casa in cerca di cibo o un rifugio per le feste in cambio di una canzone. Tra i passatempi preferiti post cena, oltre le filastrocche, canzoni al pianoforte e recite create dai bambini, c’era lo “Snap Dragon”. Una volta messi a letto i bambini, questo era un gioco che andava alla grande tra gli adulti dell’epoca.

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Illustrazione di un drago con la ciotola in fiamme di Robert Chambers (1879)

Si ha notizia di questo gioco già dal 16° secolo, ma divenne di gran moda proprio in epoca vittoriana come usanza serale della Vigilia di Natale. Il tutto consisteva nello scaldare del brandy e versarlo in una grande ciotola di vetro piena di uva passa; fatto ciò, il padrone di casa si alzava per affievolire o spegnere del tutto l’illuminazione e per dare fuoco alla bacinella piena di alcol. Ogni persona seduta a tavola doveva pescare il proprio chicco d’uva passa e spegnerlo in bocca rischiando di scottarsi, mentre tutti gli ospiti cantavano la filastrocca che accompagnava questo bizzarro gioco! Uno dei primi riferimenti letterari allo Snap Dragon, viene proprio da “Pene d’amor Perdute” di William Shakespeare.
Detto questo, lascio galoppare la vostra immaginazione verso queste scene di Natale passato.
Molti libri, scritti in epoca vittoriana, ci mostrano come la gente viveva questa festività. Non possiamo dunque non citare lo scrittore per eccellenza: Charles Dickens.
Chi di noi, non ha mai letto almeno una volta nella vita “Il Canto di Natale”, dove il protagonista era il ricco e taccagno Ebenezer Scrooge che odiava tutti e trovava inutile questa ricorrenza!?
Qui Dickens ci mette su un bel vassoio d’argento, con il suo stile incalzante, la venalità del genere umano che sembra uccidere i veri valori della vita e, in questo caso, del Natale (di cui conosciamo i principi morali come la bontà d’animo l’aiutare il prossimo e stare con le persone care). Perciò, ora ricolleghiamo tutto al discorso di apertura di questo post, ovvero perdere il vero spirito del Natale.

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Ho scattato questa foto per consigliarvi due letture perfette per un Natale vittoriano! I due scrittori in questione (Dickens e Alcott), sono stati citati in questo post, e queste edizioni sono a cura di “Garzanti”.

Come allora, e come nella visione di Dickens, noi persone diamo sempre più peso al lato materiale della vita lasciando da parte le cose che davvero ci rendono felici in maniera gratuita. Certo, questa festa non sarebbe tale senza addobbi e regali, ma forse sarebbe bello ritrovare un po’ di semplicità e umanità per rendere il tutto più magico.. non solo a Natale.
***
Questo scritto è stato il mio primo post nel vecchio blog e risale al dicembre 2016; ho deciso di renderlo pubblico di nuovo per augurarvi buone feste!
Spero prendiate questo post per ciò che è, ovvero un leggero racconto del Natale che fu, senza la pretenziosità di uno storico ma col cuore di un’appassionata che, come voi, si informa tramite libri ed internet. Detto questo, auguro a tutti voi buone feste!
(PS. La foto copertina risale proprio al 2016, con me e altre ragazze presso il Palazzo Gozzani Treville a Casale Monferrato, per la cena in abito storico dell’ex associazione Old Souls.)

– Jessica

 

 

 

5 risposte a "Natale con Victoria & Albert"

  1. Buongiorno! 🙂
    Trovo che ogni vostro post sia molto interessante. Non conoscevo le origini di questa festa e scoprirle è stata una sorpresa. Purtroppo non so molto sulla Regina Vittoria e il suo consorte, approfondirò il prima possibile 🙈.
    Concordo con te sul fatto che il Natale, prima di essere una festa consumistica, dovrebbe ricordare a tutti, credenti e non, che nel mondo c’è bisogno di più umanità, solidarietà e gentilezza e che anche un semplice sorriso può migliorare la giornata di una persona. Inoltre, ritengo che i regali più graditi e che scaldano maggiormente il cuore siano quelli fatti a mano, in cui si impiega il proprio tempo per l’altro. Non mi dilungo oltre.
    Buona giornata e Buon Natale! 😊

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    1. Grazie mille Elisa per questo tuo bellissimo commento 🙂
      Ti consiglio caldamente di leggere una biografia sulla Regina Vittoria e di guardare il telefilm recentissimo “Victoria”, con Jenna Coleman come protagonista! Concordo su ogni tua parola, i regali fatti a mano spesso e volentieri sono il dono più prezioso!
      Ti auguro un Buon Natale e felice Anno nuovo :*

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  2. Interessantissimo questo articolo!😍 Non conoscevo le origini del Natale e hai ragione, soprattutto in questo periodo, c’è bisogno di più umanità e spensieratezza, il Natale non è solo una festa di abbuffate e regali. Bellissimo il vestito che indossi nella foto!😍 Baci!😘

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  3. Bello questo racconto sul Natale, bello come ogni tuo scritto! Peccato leggerti così di rado…

    Complimenti per la bellissima immagine che ti ritrae con le amiche in abiti d’epoca. Sembra veramente una foto antica!!!

    Grazie per tutte le notizie date su questa festività. Auguri dunque per un felice Natale anche a te e a tutti i tuoi cari!

    Da Vitty. ❤

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