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Una ventata d’Irlanda

Sabato 17 Marzo, HAPPY ST PATRICK’S DAY!
Mancano pochi giorni alla festa di San Patrizio, quindi ho deciso di dedicare questo post alla bella isola verde che è l’Irlanda.
Quello che state per leggere, non sarà un diario di viaggio ma un miscuglio dal verde colore che ribolle nel calderone di un Leprecano.. Attenzione, perché non ci troverete dell’oro ma solo alcuni dei miei ricordi e idee per festeggiare il patrono irlandese!
Ma prima di tutto, un pizzico di storia.
La festa di San Patrizio (Lá ‘le PádraigSaint Patrick’s Day) è la celebrazione dedicata a uno dei patroni d’Irlanda (gli altri due sono San Columba festeggiato il 9 giugno e Santa Brigida festeggiata il primo di febbraio) e si festeggia ogni 17 Marzo.
Nato nella Britannia romana nel 385 con il nome di Maewyin Succat, fu un vescovo missionario irlandese di origini scozzesi. Favorì la combinazione di elementi pagani con quelli cristiani, conservandone le radici e tradizioni locali (per esempio la croce celtica diventò simbolo del cristianesimo celtico). Spesso raffigurato con il trifoglio in mano, la leggenda narra che spiegò al popolo irlandese il concetto della Santa Trinità grazie alle tre foglie verdi su un unico stelo.
Morì il 17 Marzo 461 a Saul, luogo attualmente localizzato in Irlanda del Nord.

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Raffigurazione di San Patrizio

Avete presente quei periodi negativi della vita? Ognuno di noi ne ha avuti per un motivo o per l’altro e il mio periodo buio iniziò nei primi mesi del 2017.
Decisi di rincuorarmi e regalarmi una vacanza.. ma dove? La risposta arrivò proprio nel mese di marzo: IRLANDA!
Agosto arrivò in fretta, quindi eccomi all’aeroporto con la mia amica Silvia pronte a partire per questa nuova avventura.. lontane dal caldo italiano per undici giorni!
Trovai Dublino una città troppo moderna per i miei gusti ma alcune vie erano davvero caratteristiche e accoglienti. Affamate, finimmo per cenare al The Old Mill Restaurant (consigliato – insieme ad altre cose – dalla mia amica Virginia, che ama e frequenta l’Irlanda da tempo – io stessa vi consiglio caldamente di mangiare qui!).

Ecco un elenco di cibarie locali che ho amato, perfette da proporre il giorno di San Patrizio (e non solo):
– La Guinness
Io non sono un’amante della birra, non la bevo praticamente mai, quindi ero molto restia ad assaggiare la tipica bevanda creata dall’imprenditore irlandese Arthur Guinness.
Immagino che tutti voi la conosciate ma comunque vorrei descrivervela: si presenta molto scura, quasi nera, con una schiuma densa e del color del burro.
Il gusto è leggermente amarognolo ma mentre la gustavo mi ricordò una sorta di strano cappuccino.. approvata!
Il mio primo bicchiere (una “piccola”.. si, sono vergognosa) lo assaggiai a pranzo, in un pub con vista sulla baia di Waterville – un luogo incantevole e silenzioso all’interno del Ring Of Kerry, dov’era consono passare le vacanze con la famiglia il famoso attore Charlie Chaplin.
Il mio secondo incontro con la Guinness avvenne una sera in pub di Westport (nella Contea di Mayo), dove chiedendo una birra piccola il barista mi rise in faccia dicendo che “le piccole” li non esistevano!

– Lo stufato alla Guinness e la Zuppa “Beef and Vegetables”
Sempre per restare in tema birra non potevo non citare questa famosa pietanza.
Lo stufato alla Guinness ricorda il nostro spezzatino ma molto più denso, scuro, cremoso e con la birra e il manzo come protagonisti principali (di contorno troviamo patate e carote o il tradizionale colcannon). La zuppa al manzo e verdure (avevo letto che è uno dei piatti preferiti dagli irlandesi) invece è perfetta per riprendersi dal freddo! Entrambe sono ricette da poter riprodurre con bassa difficoltà in casa, perfette per la serata.

Irish Baileys Cheesecake
Ho cenato per due sere al “The Old Mill Restaurant” e per concludere in bellezza ho mangiato per due volte questa buonissima torta.
Il Baileys Irish Cream è una crema a base di whiskey irlandese e crema di latte, prodotto proprio a Dublino. La torta è una ricetta tipica irlandese e viene servita con la salsa Butterscotch.

Nella mia presentazione, vi raccontavo il mio sogno di aprire una fattoria didattica ambientata nel 19° secolo; in Irlanda ne esistono di svariati tipi e anche se spesso sono “trappole acchiappa turisti” meritano comunque una visita se siete nelle vicinanze. Ho deciso di mostrarvi le tre fattorie-museo (se volete saperne di più, cliccate sul nome e vi reindirizzerà al sito ufficiale del posto), che ho conosciuto per puro caso durante il mio soggiorno:
Bunratty Castle & Folk Park
Il castello di Bunratty sorge nella contea del Clare, nell’Irlanda Occidentale, ed è uno dei luoghi più visitati dai turisti che si trovano in quella zona.
Questa fortezza fu costruita nel 1277, quando Re Enrico III concesse a Thomas De Clare questa terra; De Clare fece erigere una torre in pietra, che venne rimaneggiata più volte nei secoli successivi. La quarta struttura, quella che attualmente possiamo ammirare, fu spesata dalla famiglia MacNamara nel 1425.
Il castello è visitabile internamente, guidati da fanciulle in abito medievale che ne narrano le vicende.
All’interno dei suoi giardini sorge il Folk Park, la ricostruzione di un villaggio storico che attraversa più epoche. I primi cottage che si incontrano sul tragitto sono i tipici alloggi di pescatori, fabbri e gente meno abbiente del tardo Ottocento (troviamo delle massaie che preparano dolci, offrendone poi al pubblico), per poi proseguire in cottage dall’aspetto borghese di inizio Novecento e finire in un villaggio operaio pre WW2.
Due piccole chicche del posto sono la Foresta delle Fate (un luogo bucolico con le casette del Piccolo Popolo nascoste tra i rami degli alberi o sulle rive di un laghetto) e il Walled Garden (un giardino costruito nel 1804, seguendo le tendenze architettoniche del periodo Regency, ristrutturato poi in un tipico giardino vittoriano).
Nonostante sia una stata una visita gradevole, questo posto mi ha ricordato la ricostruzione di una zona di un parco divertimenti più che un sito museale.

The Kerry Bog Village
Dopo alcune ore di viaggio, durante il percoso del Ring Of Kerry, ci fermiamo per una sosta. Ci ritroviamo nel parcheggio del pub “Red Fox” e, a lato, troviamo il Kerry Bog Village (che la guida ci consiglia solo se vogliamo far passare il tempo..).
Come al solito, quello che la gente normale snobba, a me attrae.. quindi compro subito il biglietto. Mi ritrovo catapultata in una piccola, ma magnifica, ricostruzione di un villaggio che espone la vita nel diciottesimo secolo a Glenbeigh; i protagonisti sono quattro cottage e grandi cataste di torba.
La storia inizia proprio con un tagliatore di torba (combustibile vegetale usato in molte zone del nord europa), Jeremiah Mulvihill, che si stabilì in questo paese perché il suolo era eccellente per il suo lavoro.
Gli affari andarono bene, così Mulvihill creò il Kerry Bog Village e vendette i quattro cottage ad altri lavoratori come il fabbro Jack Bell O’Sullivan, il casaro Phil McGillycuddy’s, il contadino Denny O’Riordan e il costruttore di tetti in paglia Paddy Brown.
Per concludere in bellezza la visita, ho comprato come souvenir una casetta in ceramica con vera canna fumaria, contenente 12 pezzi di torba da inserire accesi all’interno.

Muckross Traditional Farms
Ma eccoci alla vera perla che citavo sopra, la fattoria tradizionale all’interno dei giardini della Muckross House (una residenza costruita nel 1843 per Henry Arthur Herbert e sua moglie, l’acquerellista Mary Balfour Herbert), ambientata tra gli anni ’30 e ’40 del nostro secolo.
Comprato il biglietto, ci dirigemmo verso l’esterno: camminammo per un sentiero alberato in salita, completamente deserto fino l’apparizione inaspettata di una gallina da dietro un cespuglio. Da quell’istante iniziammo a vedere animali da cortile come polli, oche, anatre, asini e capre liberi di pascolare dove volevo.
Il primo cottage in cui entrammo era una stalla con un signore intento a mungere una mucca e una signora che spazzava l’entrata dal lato opposto. Gentili e discrete, le persone che lavorano in questa fattoria ti raccontano la dura vita nelle campagne irlandesi durante quegli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale.
Le case odorano di torba accesa e ogni tappa riscalda il cuore: all’entrata di ogni casa troviamo sempre una signora vestita con abiti tipici, intenta a lavorare a maglia o raccontare storielle divertenti.
A metà percorso si trova la grande fattoria, dove possiamo vedere macchinari d’epoca, gatti che bevono il latte appena munto, la stanza dove si facevano burro e formaggi, le stalle con gli animali della fattoria, la zona con tutti i cuccioli nati da pochi mesi e i bellissimi Gypsy Vanner (una razza di cavalli altissimi e con criniere stupende).
Non vi svelo altro, ma questa è la fattoria didattica più bella mai vista!

Il mio scopo, come dicevo all’inizio, non era di raccontarvi della mia vacanza ma di raccogliere alcune cose che mi sono particolarmente piaciute o che conoscevo da tempo.
Raccontare dei paesaggi naturalistici dell’Irlanda è possibile ma complicato: sono da vedere con i propri occhi e portare nel proprio cuore. Non posso raccontarvi il suono che faceva il vento sfiorando l’oceano, ma posso parlarvi del valore che ha la musica per gli irlandesi. Le canzoni tradizionali erano suddivise soprattutto in tre categorie: canti d’amore, di lavoro e religiosi; tra gli strumenti più usati troviamo il fiddle (violino), l’arpa celtica (uno dei simboli dell’Irlanda), uillean pipes (una specie di cornamusa), flauti di legno e latta, ecc.

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Cartolina Vintage con illustrazione di musica e danze con abiti tradizionali

Se parliamo di musica folk nel ventesimo secolo, la band per eccellenza sono i The Dubliners. Iniziarono la loro carriera nel 1962, rivisitando vecchie canzoni popolari con uno stile semplice composto da più voci maschili, chitarre e violino. Finirono la loro carriera nel 2012, dopo anni di svariati cambiamenti alla formazione originale (dovuti anche alla morte di alcuni vecchi componenti).
Vi lascio i link diretti (cliccate sul titolo della canzone) per ascoltare due dei loro brani più celebri: Whiskey in the Jar & Wild Rover.
Non posso non citare la più famosa ballata tradizionale irlandese, diventata poi l’inno ufficiale della città di Dublino: Molly Malone.
La canzone ha origini ignote, ma si pensa che fu scritta durante la metà dell’Ottocento. Molly è la figura principale della storia, una giovane e bella ragazza che per vivere spinge un carretto da pescivendola per le vie di Dublino; ovviamente la vita non sarà buona con lei, infatti ella morirà, sola, di febbre. Come narra la canzone, il suo fantasma gira ancora per i vicoli della città urlando “Vongole e cozze vive!”.
Vi lascio il link diretto alla versione cantata dall’artista irlandese Sinéad O’Connor.
I The Chieftains (in gaelico irlandese significa “Capo Clan”) nacquero un anno dopo i The Dubliners, nel 1963, e sono tutt’oggi attivi. Nel 1989 vennero nominati dal governo irlandese “Ambasciatori Musicali”.
Un loro brano che particolarmente amo è una collaborazione con la già citata Sinéad O’Connor, The Foggy Dew (La Nebbia del Mattino); la ballata racconta la Sollevazione di Pasqua del 1916, con lo scopo di incoraggiare gli irlandesi a combattere per la patria e non per gli inglesi, come stava accadendo durante il conflitto della Prima Guerra Mondiale (fu scritta da Canon Charles O’Neill, un parroco irlandese).
L’ultima band che voglio citarvi è composta da quattro ragazze irlandesi: le Celtic Woman. Gruppo tutt’oggi in attività dal 2004, ma con svariati cambiamenti nei componenti, il loro repertorio spazia dalla musica celtica, alle canzoni tradizionali e moderne. Le conobbi anni fa con “The voice“, ma cito anche due canzoni dall’album solista “Silver Sea” di Méav Ní Mhaolchatha (prima cantate della band, si prese una pausa per una gravidanza nel 2005 e tornò attiva l’anno seguente) con “The dark haired girl” e “Maid in Bedlam“.
Dopo questo piccolo spaccato sulla musica locale parliamo di un altro argomento che amo, il cinema. Vi voglio consigliare dei film totalmente diversi tra loro, per accontentare più gusti personali, iniziando da un “folk-fantasy” un po’ di nicchia:

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La Selkie – Scena tratta da “Il Segreto dell’Isola di Roan”

Il Segreto dell’Isola di Roan (The Secret of Roan Inish) è un film del 1994 diretto da John Sayles e liberamente ispirato al romanzo di Rosalie K. Fry.
La storia si apre con lo scenario del funerale della madre di Fiona, una bambina irlandese. Dopo la morte della donna, tutta la comunità abbandona l’isola di Roan per andare a cercare lavoro in città, ma durante il trasferimento sull’imbarcazione il fratellino minore di Fiona, collocato dentro una culla di legno, viene trascinato via dalle onde. Arrivati sconvolti in città, il padre nota che sua figlia non riesce ad integrarsi in questa nuova vita, quindi viene mandata a vivere dai nonni rimasti vicino al mare.
Qui, Fiona, conoscerà un uomo che le racconterà le leggende delle Selkie (donne-foca) intrecciate con la storia della sua famiglia.. e probabilmente con Jamie, il fratellino scomparso in mare.
Il film di sicuro non è un colossal hollywoodiano, ma è uno dei miei film preferiti.

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La copertina del film/documentario “L’uomo di Aran”

L’Uomo di Aran (Man of Aran), è un documentario drammatico del 1934 di Robert J. Flaherty.
Il film è muto e in bianco e nero; consiglio la visione (o almeno degli spezzoni) per vedere la storia di questa famiglia di pescatori che vivevano sull’isola maggiore delle Aran. Il regista voleva mostrare la forza dell’uomo per sopravvivere in luoghi dove la natura è ancor oggi selvaggia e impervia.
Tra le scene di vita più famose, troviamo la pesca seduti sull’orlo di ripide scogliere e quella della caccia allo squalo balena (per farne dell’olio per lampade con il suo fegato).
Clicca QUI per vedere il documentario completo su youtube.
Le Aran sono un gruppo di tre isole vicino all’imbocco della baia di Galway e i loro rispettivi nomi sono – in ordine di grandezza – Inis Mòr (o Aran), Inis Meàin e Inis Oìrr.
Durante il mio viaggio, visitai la maggiore delle tre e se state progettando una vacanza in Irlanda vi consiglio di andarci! La lana è l’elemento principale, dopo la pesca, per l’economia dell’isola: le donne filavano e poi creavano dei maglioni usati soprattutto dai pescatori locali. I diversi punti a maglia, sono piccole opere d’arte e ogni famiglia possedeva un proprio tipo di disegno; questo serviva se un pescatore periva in mare e il suo corpo non era identificabile, perché i familiari potevano riconoscerlo dall’intreccio del maglione.
Io, l’anno scorso, acquistai una graziosissima cuffia fatta a mano da un ‘anziana signora che viveva vicino le scogliere.

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Le Ceneri di Angela (Frank bambino con i due genitori)

Le ceneri di Angela (Angela’s Ashes) è un film del 1999 del regista Alan Parker, tratto dal romanzo autobiografico omonimo di Frank McCourt.
La storia si apre a Brooklyn, nel 1935: Angela Sheehan McCourt è madre di quattro figli, con un marito ubriacone e perditempo, sconvolta dalla prematura morte dell’ultima nata, Margaret. In totale miseria e mai accettati dalla società, la famiglia McCourt è costretta ad abbandonare il sogno americano e ritornare in Irlanda (più precisamente a Limerick) a casa della nonna materna. Il marito di Angela, Malachy McCourt, è malvisto dal paese, perché originario di Belfast e sospettato di essere presbiteriano.
Frank è il protagonista e il maggiore dei figli di Angela: attraverso i suoi occhi, viviamo la sua infanzia negata fino gli anni della tarda adolescenza. Una storia vera di disagi e sofferenze di un’Irlanda che non riusciva a dare un degno futuro ai suoi abitanti.

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“Il vento che accarezza l’erba” – Cillian Murphy nel ruolo di Damien O’Donovan

Il vento che accarezza l’erba (The Wind That Shakes the Barley) è un film drammatico del 2006 del regista inglese Ken Loach.
Irlanda 1920. Damien O’Donovan è un giovane dottore irlandese che vuole lasciare il suo paese per lavorare in un ospedale di Londra, mentre suo fratello Teddy comanda la locale colonna dell’Irish Republican Army. Durante un controllo dell’esercito britannico, Damien è testimone del pestaggio mortale ai danni del suo amico Micheál Ó Súilleabháin (perché di fronte ai soldati diceva il suo nome in gaelico e non in inglese), ma decide comunque di partire perché resta convinto che combattere l’esercito è impossibile.
Mentre si trova in stazione ad attendere il treno per Londra, assiste ad un sopruso da parte degli inglesi che lo convincerà a restare e a combattere per l’indipendenza, unendosi ai rivoltosi e all’IRA e al fratello Teddy.
Sinceramente ho trovato il film parecchio lento, ma lo consiglio alle persone che vogliono saperne di più riguardo le vicende collegate all’Indipendenza Irlandese.
☘ Ora, dopo aver parlato di cibo, fattorie, musica e film, siamo arrivati all’ultima parte del post, dedicato alla lettura!
Ci sono moltissimi libri che posso consigliarvi sull’Irlanda (e in futuro scriverò riguardo una scrittrice di libri sul folklore locale), ma in questo post ho deciso di citarne solo uno per il suo valore affettivo. Lo scorso giugno, regalai questo romanzo alla mia Nonna (scomparsa, purtroppo, questo Gennaio 2018..) per il suoi 75 anni.
Le piacque molto e mi disse di leggerlo, così feci.
Spesso, quando scelgo un romanzo, mi lascio condizionare dai titoli o dalle immagini in copertina ma non fu questo il caso: l’immagine scelta non era nulla di particolare e il titolo sembrava una trappola per le fans di Mr. Darcy di “Orgoglio e Pregiudizio”. Ma mia nonna disse che era una gran bella storia, quindi lessi la trama che subito mi conquistò.
Colazione da Darcy di Ali McNamara
Darcy McCall è la protagonista, una giovane ragazza frivola che lavora per una rivista di moda a Londra. Un giorno, a spezzare la routine della sua vita, arriva la notizia del recente decesso della zia Molly e della sua eredità. Secondo le ultime volontà della donna, i suoi soldi, la sua casa e la sua isola irlandese “Tara”, erano destinati solamente alla nipote, che un tempo aveva cresciuto e che non aveva mai dimenticato. Per avere tutto questo, però, esiste un vincolo: Darcy dovrà vivere per dodici mesi su quest’isola sperduta nell’oceano e riportarla in vita con l’aiuto di vecchie e nuove conoscenze.
Questo romanzo rosa è una lettura leggera, senza pretese, ma incantevole (da accompagnare ad una tazza di tè e qualche biscottino); se siete appassionati dell’Irlanda, di Bed & Breakfast, di storie con amicizie vere, avventure e scelte d’amore, questo libro fa sicuramente al caso vostro.

Immagine
Prima o poi imparerò a fare dei pancakes belli…

Vi lascio il link diretto al bellissimo gruppo facebook Irlanda nel Cuore, dove potrete trovare tantissimi appassionati di questa meravigliosa terra, foto e info!
Ora, se avete scelto di festeggiare, vi lascio ai preparativi per questo sabato!
Spero di avervi ispirato e aiutato in qualche modo.. e prossimamente ci saranno ancora post relativi a questa bellissima isola, alle persone famose che l’hanno abitata in passato e alla triste storia della “Great Famine”.
So di essermi dilungata troppo quindi vi saluto con una bellissima benedizione irlandese:

Possa tu sempre avere
Mura che ti proteggano dal vento
Un tetto che ti ripari dalla pioggia
Un tè vicino al fuoco
Sorrisi sempre pronti ad accoglierti
Coloro che ami al tuo fianco
E tutto quello che il tuo cuore possa desiderare.

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Jessica.

PS. L’immagine copertina è un mio scatto, idem quelli della vacanza, del cibo e delle fattorie didattiche. La tazza leprecano l’ho acquistata al negozio di souvenir più famoso di Dublino, Carrolls – Irish Gifts.

2 risposte a "Una ventata d’Irlanda"

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