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Tasha Tudor: vivere come nel 1840

C’era una volta, e continua ad esserci, tra i romantici paesaggi del Vermont, un meraviglioso cottage circondato da un immenso giardino. Il tempo, qui, sembra essersi fermato.
Ma non è la casa la protagonista del mio racconto, bensì la persona che le diede un cuore pulsante.
Tutto è rimasto immutato e tutto racconta di lei, di Tasha.

“Una sola vita non basta per fare tutto ciò che si vorrebbe. Ed è un privilegio essere ancora viva. Nonostante l’inquinamento e gli orrori, c’è tanta bellezza in questo mondo. Supponiamo che tu abbia visto le stelle solo una volta l’anno. Fermati un momento a pensare ai sentimenti suscitati da tale visione. Quanta meraviglia esiste su questa terra!”

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Il giardino del “Corgi Cottage”  – Tasha Tudor & Family

Facciamo un salto indietro, perché ogni storia ha un inizio e questa comincia il 28 Agosto 1915:
Natasha “Tasha” Burgess nacque quel giorno a Boston.
Figlia di William Starling Burgess e di Rosamond Tudor, convolati a nozze nel 1904, la piccola era l’ultima arrivata in famiglia prima del divorzio della coppia, che avvenne nel 1925.
Il padre era un pioniere dell’aviazione e architetto navale; appassionato di Tolstoj, decise di chiamare sua figlia Natasha, come la protagonista di “Guerra e Pace”.
La madre era una famosa ritrattista e nipote di Frederic Tudor, uomo d’affari passato alla storia con il nomignolo di “Ice King” per il suo commercio di ghiaccio nei Caraibi.
Presentata spesso in società, dallo stesso padre, come “La figlia di Rosamond Tudor”, portò molti a credere che questo fosse il vero cognome della bambina.

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Da sinistra: 1916, una rara foto di Tasha con suo padre e la tata Dady – Un ritratto di Tasha nel 1920, opera della madre – Tasha e Dady nel 1920 – Tasha con una foglia parasole.

Poco dopo il compimento dei suoi tre anni, la famiglia si trasferì a Chevy Chase, nel Maryland.
Qui Tasha venne educata
 in maniera anticonformista, per via dell’influenza dello stile di vita dei genitori, e lasciata alle cure della nuova tata scozzese Maria D. Burnett (chiamata dalla bambina “Dady”), che le insegnò molteplici lavori domestici come cucinare e cucire.
Dady fu una figura di grande rilievo nella sua infanzia, soprattutto perché i genitori erano spesso assenti e si arruolarono entrambi per diverse mansioni nella Prima Guerra Mondiale.
La famiglia di Tasha era una famiglia di artisti, e altro ruolo importante fu quello della Zia Gwen, commediografa molto ricercata, che trovava sempre del tempo per leggere storie ai suoi nipoti e spronarli ad usare liberamente la fantasia.
Nell’anno del suo nono compleanno i suoi genitori divorziarono, così lei si trasferì con la madre a Redding, una piccola cittadina nel sud-ovest del Connecticut. Qui, Rosamund Tudor viveva della sua arte ed era anche titolare di una sala da té e un negozio d’antiquariato.

Tasha sviluppò già dalla tenera età le sue più grandi passioni, tant’è che già allora sapeva cosa desiderava dalla vita: una fattoria isolata in mezzo alla natura, circondata da un rigoglioso giardino, tanti animali di cui prendersi cura e potersi dedicare alle illustrazioni di favole per bambini.
Adorava passare del tempo nel negozio di antiquariato della madre, tra oggetti e abiti che arrivavano direttamente da epoche passate.

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Rare foto di una giovane Tasha; nella prima si notano i lunghissimi capelli.

Iniziò a cucire svariati indumenti in lino, tanto da diventare molto orgogliosa delle sue creazioni e piano piano si dedicò all’estrazione delle fibre, la filatura con l’arcolaio, la tessitura e per concludere disegnava e ritagliava i modelli desiderati.
Lo Zio, le insegnò a mungere le mucche e curare svariati animali da cortile come polli e oche; con i primi risparmi, all’età di quindici anni acquistò la sua prima mucca.
Si cimentò seriamente nell’arte culinaria, tant’è che vinse il primo premio di un famoso concorso per il migliore pane d’avena fatto in casa. Poco tempo dopo, Tasha fu felice di ereditare dalla Prozia Edith Burgess svariati utensili d’epoca, che usò per ricreare antiche ricette nella sua cucina. 

Il delicato periodo dell’adolescenza, Tasha lo passò in un collegio privato; il suo spirito libero e artistico non si adattò mai alle rigide regole che le venivano imposte tra quelle mura, infatti, odiò ogni singolo momento passato lì.
Tra il 1934 e il 1935, si dedicò alla creazione di due volumi inediti: “Hitty’s Almanac” e “New England Wild Flowers”.

Il 28 maggio 1938, Tasha si sposò con Thomas Leighton McCready Jr.; il giorno delle sue nozze, indossò un meraviglioso abito vintage appartenuto dalla sua bis nonna.

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L’articolo di giornale che mostra Tasha con l’abito da sposa vintage.

I neo sposini acquistarono insieme una fattoria a Webster, nel New Hampshire, su scelta del marito.
I desideri di una vita rurale votata alla semplicità iniziarono a prendere forma e Tasha diventò madre di quattro bambini: Betania, Seth, Thomas e Efner McCready.
La vita scorreva semplice, un nuovo mondo dove poter coltivare ogni giorno i propri interessi e stravaganze: se già da ragazza Tasha amava vestirsi con abiti d’epoca, piano piano abbandonò per sempre gli abiti moderni.
Una volta lei disse: “Quando le donne hanno accorciato le loro gonne, hanno commesso un grave errore. Le cose a metà, appena intraviste, sono molte più misteriose e deliziose!”.

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Momenti di pura dolcezza: Tasha e i suoi bambini.

Nonostante i molteplici impegni, Tasha non abbandonò l’arte e si dedicò alla vendita di cartoline d’auguri per svariate festività come il Natale, San Valentino (le sue due feste preferite), Pasqua, Halloween, ecc..
Lo stesso anno del matrimonio, arrivò una ventata di cambiamenti positivi grazie alla pubblicazione di “Pumpkin Moonshine”, il primo libro per bambini completamente scritto e illustrato da lei.
L’idea nacque come semplice regalo per un suo piccolo nipote, ma fu un vero successo editoriale.
Nel 1941 il New York Times scrisse riguardo le sue illustrazioni: “have the same fragile beauty of early spring evenings.”

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Pumpkin Moonshine (1938)

Nel 1961, come una storia che si ripete da genitori a figlia, Tasha e Thomas misero la parola “fine” al loro matrimonio.
Nello stesso anno, dopo il divorzio, cambiò legalmente il proprio cognome con quello della madre; così sparì completamente Natasha Burgess, poi Tasha McCready, per diventare finalmente Tasha Tudor.
Questo nome, secondo lei, aveva un suono migliore e l’aveva sempre sentito suo.
Poco tempo dopo Tasha si risposò con Allan John Woods, ma questo matrimonio ebbe vita ancor più breve e si concluse nel 1966.
Nel 1971, dopo aver venduto la sua fattoria nel New Hampshire (ormai i figli erano andati per la propria strada, la casa era troppo grande e non era nel luogo dove lei aveva sempre desiderato vivere), si trasferì nel pittoresco Vermont per stare più vicina al figlio Seth (che la aiutò nella ricerca di vecchie fattorie e terreni).
Qui acquisterà una fatiscente casa in legno che, negli anni, trasformerà in un luogo incantevole chiamato “Corgi Cottage”.

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Il nome della casa deriva dall’amore verso una particolare razza di cagnolini goffi e simpatici: i Welsh Corgi.

Era il 1958, quando il primo Welsh Corgi arrivò scodinzolando nella sua vita, il suo nome era Mr. B.
Acquistato dal figlio Tom, durante il suo soggiorno da studente in Grand Bretagna, Mr. B si affezionò subito a Tasha e tra i due si creò un fortissimo legame.
Da allora nella vita dell’artista arrivarono molti altri Corgi, che le restarono accanto per tutta la vita come fedeli compagni.
Il Corgi Cottage venne ristrutturato piano piano dalla sua proprietaria, fino diventare una perfetta casa in legno circondata da un bucolico giardino.
Una scelta di vita molto particolare quella di Tasha: nella sua casa non era presente acqua corrente nè energia elettrica; la vita scorreva come nel 1840, un periodo storico da lei molto amato.
La sveglia suonava sempre all’alba per prendersi cura degli animali nella stalla (scelse di allevare sopratutto capre invece delle più consone mucche. Dal loro latte produceva formaggi e saponette), per dedicarsi alla cucina, al cucito e al giardinaggio. In un’intervista disse:
“Mi piace fare lavori domestici, stirare, lavare, cucinare, lavare i piatti. Ogni volta che ricevo uno di quei questionari in cui si  chiede : qual è la tua professione? Ho sempre scritto: casalinga. È una professione ammirevole, perché scusarsi. Non sei stupida perché sei una casalinga. Quando sei intenta a mescolare la marmellata,  puoi anche leggere Shakespeare.”
Altre passioni, che ella tramutò in vero e proprio lavoro artigianale, furono la fabbricazione di cestini intrecciati a mano, la creazione di bambole e marionette dipinte e vestite da lei e la tessitura della lana prodotta dai suoi animali che poi andava a produrre scialli e abiti storici.

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Tra gli anni settanta e ottanta, Tasha diventò una fonte d’ispirazione per tutte quelle persone che non riuscivano più ad ambientarsi e accettare la società moderna.
Ormai le città producevano solo uno stile di vita frenetico e stressante, di conseguenza allontanavano l’uomo dalla natura e dai semplici piaceri della vita, mentre la campagna donava quello che il progresso stava velocemente schiacciando.
Il nome di Tasha Tudor, restava comunque collegato alla sua fama d’artista: illustrò più di 100 libri e i suoi disegni rendettero omaggio a romanzi di formazione immortali come “Piccole Donne”, “Il Giardino Segreto”, “La Piccola Principessa”, “Il Vento nei Salici”, “La notte prima di Natale”, ecc.. E non dimentichiamoci dei libri scritti e illustrati da lei, dove ogni immagine riscalda il cuore.
Le sue illustrazioni raffiguravano spesso lei e la sua famiglia, scene di vita quotidiana al Corgi Cottage circondati dai loro animali; le sue opere trasmettevano a chi le guardava il suo amore per il Vermont e per le cose semplici della vita.
Nel 1976, il suo nome ebbe un grandissimo successo anche in Giappone grazie alla pubblicazione del romanzo “La Piccola Principessa” di  Frances Hodgson Burnett, da lei illustrato tempo prima.

Nel 1981 Tasha ottene un dottorato onorario in lettere umanitarie all’Università del Vermont.
Il successo a livello mondiale arrivò soprattutto negli anni ’90, specialmente dopo la pubblicazione di libri biografici come “The private world of Tasha Tudor”, “Tasha Tudor’s Garden”, “Tasha Tudor Forever Christmas”Tasha Tudor’s Heirloom Crafts” e “The Tasha Tudor Family Cookbook”.
Tasha s’incontrò più frequentemente con i suoi fans negli ultimi vent’anni di vita che probabilmente nei precedenti quaranta; sempre più ammirata e venerata divenne un’icona d’ispirazione per le nuove generazioni.
L’ultimo decennio della sua vita fu incredibilmente attivo sia nel lavoro che nel sociale; il suo ultimo racconto “Corgiville Christmas”, sempre da lei illustrato, fu pubblicato nel 2003 e concluse la trilogia di Corgiville iniziata nel 1971 con “Corgiville Fair” e “The great Corgiville kidnapping” nel 1997.
Si spense il 18 giugno 2008 a Marlboro, nel Vermont; il suo corpo venne cremato.
Tasha non nutriva alcun rimpianto in quasi 93 anni di vita: non perdeva tempo nel rimuginare sugli errori del passato e si godeva il presente con il solo scopo di seguire e realizzare ogni suo sogno.
Questo è un messaggio di vita importante da cui prendere spunto ogni mattina appena svegli; uno dei tanti motivi per cui ammiro e ammirerò sempre Tasha è la sua grande determinazione nel crearsi il “SUO” mondo, l’esserci riuscita e aver vissuto secondo i suoi principi e valori fino alla fine.
Ho deciso di scrivere un post su Tasha Tudor perché in Italia il suo personaggio è ancora abbastanza sconosciuto ai più, spero vivamente di avervi fatto innamorare di lei.
Concludo il racconto della sua vita con una sua citazione, che trovo davvero toccante e bellissima:
«Penso di aver svolto un buon lavoro nella mia vita, ma non ho alcun messaggio da dare a nessuno, né una filosofia. Se proprio devo lanciare un messaggio può essere ben espresso attraverso le parole di Henri David Thoreau: “Se uno avanza fiducioso in direzione dei suoi sogni, e si sforza di vivere la propria vita come l’ha immaginata, incontrerà un successo inatteso in situazioni normali.” Questo è il mio credo e ritengo sia assolutamente vero. Ed è questa la storia della mia vita».

Jessica.

(L’immagine di copertina è stata creata con un mio disegno, tributo a Tasha Tudor.)

 

2 risposte a "Tasha Tudor: vivere come nel 1840"

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